A propostio di “softair” e downhill” sul Monte di Brianza

In questi ultimi giorni alcuni temi che riguardano la pratica di alcune attività sul Monte di Brianza, così come in ambiente naturale in genere, hanno tenuto banco su dei giornali locali, oltre che sul blog del nostro Comitato. Stiamo parlando della pratica di alcune discipline “sportive”: Il “Downhill” e il “Softair”. Per chi fosse poco pratico e non si intendesse di tali cose, si tratta , nel primo caso di percorrere in discesa, e preferibilmente a velocità “sostenuta” i sentieri con biciclette appositamente costruite per tale pratica, e nel secondo caso , di simulazione di azioni di guerra. Prima di addentrarci nelle questioni è bene fare alcune premesse. La prima: il Comitato Parco Locale del Monte di Brianza, non ha, e nemmeno vorrebbe avere, competenze per vietare o sanzionare comportamenti potenzialmente pericolosi o dannosi per la sicurezza e l’incolumità di chi percorre i sentieri. Stimolare o promuovere un dibattito sulle questioni che riguardano il nostro territorio, coinvolgendo e confrontandosi con chi vede le cose in modo diverso, questo sì. La seconda: vorremmo precisare come , soprattutto nel secondo caso, ci asteniamo dal dare dei giudizi di merito preferendo non indagare, dal punto di vista etico e morale, sulla necessità di alcune persone di simulare qualcosa che di fatto, è una produttrice di morte. Ci sono molte altre pratiche per stimolare il rispetto delle regole e dei ruoli. La terza: chiunque entri in un ambiente naturale provoca inevitabilmente un impatto negativo. La quarta: riteniamo - e ne siamo convinti -che chiunque debba avere il diritto di fare quello per cui è maggiormente portato. Tuttavia….Tuttavia, partendo proprio da quest’ultima premessa, NON TUTTO, PUO’ ESSERE FATTO DAPPERTUTTO! Ci sono attività compatibili e altre no! …E non per nulla, sono vietate. La pratica del Downhill, per definizione, prevede che si discenda a “rotta di collo” dai sentieri, e molte volte senza aver fatto nemmeno la fatica di percorrerli in salita, oltre a ciò,  contrariamente alle moto che, producendo rumore  avvisano del loro arrivo, le biciclette , con il loro silenzio possono giungere all’improvviso su chi si trovasse sul sentiero in quel momento. Incontri “ ravvicinati” ce ne sono già stati e, per ora miracolosamente senza che qualcuno si facesse male. A tal proposito è bene ricordare come, se la velocità fosse in qualche modo compatibile con la presenza di altre persone o cose, non avremmo Monza , Le Mans o Indianapolis. Luoghi dove  è possibile andare veloci senza pericolo per sé e per gli altri. Diversamente avremmo dei “folli” sulle nostre strade. Chi percorre a piedi i sentieri non esercita nessun “diritto di prelazione” sull’ambiente. Non è più bravo e nemmeno migliore. Di fatto si pone nei confronti dell’ambiente nel modo più compatibile possibile, senza ausilio di mezzi o di altri strumenti e, benché una comitiva schiamazzante produca un certo impatto, eticamente, storicamente e culturalmente questo rappresenta il modo migliore per relazionarsi all’ambiente. Naturalmente comportamenti scorretti possono trovarsi anche in questo settore e a tal proposito il CAI ha dovuto darsi delle regole come l’obbligo di stare sui sentieri senza “tagliare” i tornanti o le curve. Comportamenti che, a lungo andare, provocano la corrosione della cotica erbosa con conseguente dilavamento del terreno. La seconda disciplina, il cosidetto “softair”, prevede che delle persone, divise in squadre, si rendano mimetici al nemico per non farsi colpire. Naturalmente per fare questo è necessario, come è ovvio, uscire dai sentieri. E proprio questo particolare ha provocato più di uno spavento a qualche tranquilla famigliola che si è vista sbucare dalla boscaglia gente in mimetica ed armata fino ai denti. Benchè il più delle volte queste manifestazioni siano segnalate, l’incontro non è mai privo da sussulti e attentati alle coronarie. Qualcuno a questo punto obietterà che anche i cercatori di funghi, fanno la stessa cosa e ovviamente mi riferisco all’uscire dai sentieri.  Con una sola, ma importante differenza: i funghi si possono trovare quando la delicata stagione della riproduzione della selvaggina può ritenersi conclusa. Diversamente entrare in bosco tra Marzo e Giugno potrebbe comportare uno stress per la fauna selvatica che, oltre a questo, deve vedersela con una grande quantità di attività umane che interessano, in diversi modi, il bosco e l’ambiente in generale. Contrariamente al moto-cross, abbiamo parlato di discipline non vietate e il Comitato Parco Locale del Monte di Brianza non è contrario alle mountain bike sui sentieri. Anzi a tal proposito abbiamo incontrato delle associazioni. Tuttavia qualche riserva dobbiamo porla qualora quest’ultime, in virtù della velocità, possano rappresentare un pericolo per gli altri fruitori dei sentieri. Che si tratti di downhillers o semplici mountain bikers. Dunque la raccomandazione che ci sentiamo di fare è usare prudenza e molto buon senso, ma soprattutto smetterla di pensare che il danno lo provocano sempre e solo gli altri, autoassolvendoci sempre. Il secondo consiglio è rappresentato da quello che è il nostro motto: “DALL’UTILIZZO ALLA FRUIZIONE” dove per utilizzo si intende un approccio meramente “usa e getta” , da “conquistadores”, mentre per fruizione intendiamo l’acquisizione della consapevolezza della fragilità dell’ambiente che ci circonda, per comprendere gli effetti che la nostra azione potrebbe produrre su questo. Un ambiente dove l’uomo, ogni tanto, dovrebbe fare “un passo indietro”.
Comitato Parco Locale del Monte di Brianza

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